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SUONI E SILENZI DEL SACRO
Gli strumenti a percussione utilizzati nel tempo e nello spazio dalle diverse culture per rivolgersi all’Invisibile
Le civiltà tradizionali sono riuscite, nonostante il trascorrere dei millenni, a tramandare fino ai nostri giorni racconti che parlano di un tempo dove tutto l’esistente contribuiva al mantenimento dell’armonia sulla terra e nell’universo. L’organizzazione dei suoni ( la musica) era l’unico mezzo per mettere in comunicazione i diversi elementi del creato e così gli uomini di quel tempo non utilizzavano il linguaggio, bensì la musica per poter comunicare con il Visibile e l’Invisibile. Con il trascorrere del tempo la grande varietà di suoni vocali emessi dall’uomo si trasformò in linguaggio, in linguaggi diversi come diverse erano diventate le storie dell’uomo. Quando il linguaggio non è orale, non è scritto, non è gestuale, allora il messaggio è affidato al suono. Lo strumento a percussione, in particolare, è stato il primo ad offrire la sua voce, unendosi alla danza, per parlare di pioggia e siccità, di fecondità della terra e di unioni amorose, scandendo da sempre i ritmi dell’esistenza di tutti i popoli: se il tempo avesse un suono, avrebbe probabilmente quello di un tamburo. Questa esposizione è unica nel suo genere: le particolari sonorità degli strumenti presentati riportano all’ascolto profondo ed interiore, risvegliando capacità percettive e andando al di là del semplice gesto sonoro.
Una selezione di strumenti della raccolta utilizzati dalle civiltà tradizionali per rivolgersi all’Invisibile che si completa con altre due proposte: |
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CAMPANE A FESTA Concerto di campane a doppio o alla bolognese
Esecutori dell’Associazione Culturale Campanari della B.V. di San Luca di Bologna sUONATE A doppio, tirate basse e scampanio.
Suonata a doppio, è eseguita da uno o più campanari per ogni campana, le campane sono fatte oscillare fino a portarle nella posizione rovesciata, detta a bicchiere.
Suonata a scampanio, è eseguita da un solo campanaro che aziona i battagli delle campane mediante cordini tirati con le mani e i piedi o mediante una tastiera così da ottenere vere e proprie melodie che molto spesso sono composte dagli stessi esecutori. Con questo tipo di suonate le campane restano ferme.
Suonata a Tirate basse, prevede un campanaro per ogni campana, ma si differenzia da quella a doppio per il fatto che le campane, pur essendo in oscillazione, non vengono portate fino alla posizione rovesciata. In queste sonate il campanaro deve operare anche sul battaglio, infatti con la mano destra imprime il giusto movimento alla campana per mezzo della corda e con la sinistra deve anticipare o ritardare l’oscillazione del battaglio per far suonare la campana al momento giusto. |
L’UOMO – LA MATERIA – LO SPIRITO Serata di ascolto
Percorso di ascolto antropologico e musicale presentato mediante l’ascolto di documenti sonori delle civiltà tradizionali: il suono per rivolgersi all’Invisibile. |
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Lineamenti di storia delle campane e loro uso nella tradizione bolognese-modenese
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